Che Differenza c'è tra un Olio d’Oliva Comune e un Olio Vergine e Extravergine

Aggiornato il: giu 3


Che differenza c'è tra un olio d’oliva comune e un olio vergine e extravergine ?

A monte di questa domanda c’è la consapevolezza che non tutti gli oli di oliva sono uguali, un pò come avviene con tutti i vari prodotti che consumiamo giornalmente come la pasta, il latte o il pane.

La scelta di ciascuno di essi dipende quasi unicamente da un fattore: ci piace o no?

Se il gusto dipende dalla preferenza della persona, non è lo stesso per quanto riguarda la qualità del prodotto, influenzata invece da pratiche ben controllate che permettono di ottenerne uno che si distingue per metodo di preparazione, contenuto organolettico, e quindi, come conseguenza di ciò, il costo.

Tutto ciò è ovviamente applicabile all’olio. In un supermercato è comune trovarne di diversi sugli scaffali a prezzi anche molto variabili. Come si giustifica ciò?

Questo è possibile in quanto vi sono diversi tipi di olio, più o meno pregiati; se parliamo di quello l’oliva, ne possiamo distinguere di tre tipi:

1) Olio d’oliva (comune):

Ha un quantitativo di acido oleico non superiore a 1g ogni 100g di prodotto ed è ottenuto unendo oli di oliva vergini o a olio raffinato ottenuto mediante processi volti all’eliminazione dei difetti chimici ed organolettici dell’olio (magari dovuti all’attacco di insetti) o ad un olio con un contenuto di acidi oleici tali da non poter rientrare nella categoria vergine.

La legislazione non stabilisce quanto olio vergine deve essere nella miscela e in genere è quel tanto che basta per ridare colore, odore e sapore all'olio raffinato che risulta ‘piatto’.

Per queste ragioni un olio d’oliva comune presenta una qualità inferiore rispetto agli altri nonostante abbia un tenore di acidità inferiore rispetto a questi, una caratteristica comunemente associata alla sua qualità ma che in questo caso non basta ad elevarlo.

La legislazione non stabilisce un quantitativo minimo di olio vergine che deve rientrare nella miscela. Solitamente è una percentuale minima, quel tanto che basta per ridare colore, odore e sapore all’olio che risulta nel complesso abbastanza ‘piatto’.


Alla categoria dell’olio comune si aggiunge quella che contiene tutti gli oli vergini la cui condizione fondamentale per essere tali è che non devono subire alcuna alterazione.

Infatti non subiscono trattamenti mediante l’utilizzo di solventi o altri processi chimici e sono ottenuti attraverso un processo meccanico di estrazione. Questi tipi di oli possono solo subire passaggi come il lavaggio, la decantazione, la centrifugazione e la filtrazione.


All’interno della categoria degli oli vergini distinguiamo:

2) Olio Vergine d’oliva:

Deve avere un quantitativo di acido oleico al massimo di 2g ogni 100g.


3) Olio Extravergine d’oliva:

Deve avere un quantitativo di acido oleico che può arrivare al massimo a 0,8g per 100g.

Oltre a differenze di quantità di acido oleico, ciò che distingue questi due oli è l’acidità, risultante da un’attenta analisi chimica; l’analisi è importante in quanto l’acidità che percepiamo col nostro palato non sempre corrisponde a quella effettiva.

L'Olio d'Oliva è sottoposto ad analisi chimica

Con questo è tutto! Ricordate che un buon olio d’oliva deve rispettare delle regolamentazioni specifiche basate su analisi e sul monitoraggio dei processi di formazioni.

Acquistare un prodotto del genere significa valorizzare non solo il lavoro dietro di esso ma anche se stessi in quanto sceglierete di avere la qualità a tavola.

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